Dopo la sconfitta elettorale di Viktor Orbán alle elezioni del 12 aprile, il governo ungherese guidato dal primo ministro Péter Magyar, leader del partito Tisza, ha avviato a Budapest una serie di riforme per smantellare le strutture costruite in sedici anni di potere Fidesz.
Tra le misure varate figurano un'agenzia incaricata di individuare e recuperare i beni pubblici sottratti agli oligarchi vicini a Fidesz e cinque commissioni parlamentari d'inchiesta sulla corruzione. L'esecutivo ha inoltre interrotto i sussidi pubblicitari alla stampa filo-governativa e annunciato modifiche costituzionali per rimuovere il capo dello Stato e i vertici della magistratura.
L'obiettivo è sbloccare i 16 miliardi di fondi europei congelati da Bruxelles. Restano i dubbi espressi da alcuni analisti ungheresi sulla rapidità e sulla profondità del cambiamento.
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