Con due modifiche alla legge di Bilancio il governo rimette mano al meccanismo di indicizzazione che ancora le retribuzioni di magistrati, avvocati e procuratori dello Stato all'andamento stipendiale degli altri comparti del pubblico impiego. L'obiettivo è rendere gli adeguamenti più aderenti alla realtà e contenerne l'impatto sui conti pubblici. La decisione arriva dopo le pronunce del Tar e del Consiglio di Stato che avevano annullato i precedenti sistemi di calcolo.
Restano comunque quasi un miliardo di euro da versare per gli adeguamenti retributivi riconosciuti dai giudici amministrativi. La cifra ha alimentato la polemica politica sui presunti privilegi economici delle toghe. L'Anm ha contestato la rappresentazione di un pagamento medio di circa 100.000 euro per ciascun magistrato, ottenuta dividendo il totale per il numero dei destinatari.
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