A settembre 2026 le esportazioni di greggio dal Golfo Persico hanno raggiunto l'81% dei livelli precedenti la guerra, secondo i dati delle società di analisi Kpler e Vortexa. Il dato esclude l'Iran, le cui esportazioni sono scese a zero. La ripresa è trainata dall'Arabia Saudita, passata da 4,2 milioni di barili al giorno in agosto a circa 6,6 milioni a settembre, compensando i cali degli altri produttori della regione.
Greggio, condensati e gas di petrolio liquefatto hanno totalizzato in media 19,2 milioni di barili al giorno, contro 23,6 milioni prima della guerra. I dati riguardano Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Kuwait, Iraq, Qatar, Oman e Bahrein. Kpler stima per il solo greggio 18,6 milioni di barili al giorno, con punte oltre i livelli pre-guerra tra il 27 e il 29 settembre.
Vortexa segnala che i flussi di carburanti restano al 60% dei livelli precedenti il conflitto, quando erano in media 7,3 milioni di barili al giorno, e che la tenuta dei ritmi di settembre nel lungo periodo non è certa.
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