L'attrice pornografica italiana Valentina Nappi contesta la «tassa etica», la sovraimposta del 25% che in Italia grava sui redditi derivanti da produzione, distribuzione, vendita e rappresentazione di materiale pornografico, in aggiunta alle imposte già dovute da tutti i lavoratori. Nappi ne ha parlato alla vigilia del festival Pavia Internazionale, dove ieri, sabato 17 ottobre, è stata ospite nel Cortile Teresiano con l'attivista Debora Striani e il giornalista Fabio Salamida nell'incontro «Chi decide cosa è etico? Il lavoro alla prova della morale».
Secondo l'attrice, la misura non colpisce soltanto l'industria del porno, ma ogni opera cinematografica, letteraria, teatrale, audiovisiva e multimediale che contenga atti sessuali non simulati tra adulti consenzienti. Nappi la definisce una forma di censura e la ricollega al rapporto contraddittorio del Paese con la sessualità.
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