In Italia le liberazioni anticipate e i benefici a condannati per mafia, ergastolani e non, detenuti al carcere duro hanno riacceso l'allarme politico. Le opposizioni chiedono spiegazioni al ministro della Giustizia Carlo Nordio e un'audizione della commissione parlamentare antimafia.
Tra i casi recenti, Cristoforo Cannella, condannato all'ergastolo per le stragi di via D'Amelio e le bombe di Firenze, ha ottenuto il 10 aprile un permesso di pochi giorni; il 6 marzo era stata la volta di Gregorio Di Giovanni, mentre in quel periodo ha ricevuto un beneficio Mario Capizzi, capo del mandamento di Ribera (Agrigento), condannato per l'omicidio di Giuseppe Di Matteo. Dal 2022 alla fine del 2025 i permessi urgenti ai boss al 41-bis sono stati 120.
A luglio il M5s ha depositato un disegno di legge per impedire che i capi mafia in permesso riprendano il comando, con braccialetto elettronico e divieto di rientro nei territori d'origine. La Direzione nazionale antimafia segnala l'ingresso di telefonini nelle celle.
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