Da oltre cinquant'anni gli Stati Uniti garantiscono protezione militare alle monarchie del Golfo — Arabia Saudita, Kuwait, Emirati Arabi Uniti, Bahrein e Qatar — che in cambio vendono il proprio petrolio in dollari e reinvestono i ricavi in titoli del Tesoro americani. L'intesa sostiene la domanda di dollari dal 1971, quando Nixon tagliò il legame tra valuta e oro.
Agli inizi di ottobre 2026 la guerra in Iran mette in discussione quelle premesse: se i monarchi del Golfo dubitano che Washington possa difendere infrastrutture e rotte petrolifere, l'incentivo a restare ancorati al dollaro si riduce. I sei paesi del Consiglio di cooperazione del Golfo sono tra i maggiori esportatori di greggio; la Cina, primo importatore al mondo di petrolio, nel 2018 ha varato un contratto future sul greggio in yuan alla Borsa internazionale dell'energia di Shanghai, con canali di conversione in oro fisico.
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