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Negli Stati Uniti Jared Kushner, inviato speciale della Casa Bianca e genero di Donald Trump, ha negato le accuse contenute nell'estratto del libro «Princes and Thieves» del giornalista investigativo Matthew Cole, diffuso nei giorni scorsi da Vanity Fair: durante il primo mandato di Trump, secondo quella ricostruzione, i leader di Arabia Saudita ed Emirati avrebbero fatto arrivare almeno 2 miliardi di dollari su conti bancari a cui Kushner, allora consigliere anziano del presidente, aveva accesso.

I legali di Kushner hanno chiesto il ritiro dell'articolo e minacciato azioni legali contro l'editore Simon & Schuster, sostenendo che quei conti non siano mai esistiti; Kushner definisce le accuse «del tutto assurde e categoricamente false». Cole difende l'inchiesta, basata su oltre 50 fonti, e parla di un'«alleanza empia» tra Kushner, i vertici di Emirati e Arabia Saudita e l'allora premier israeliano Benjamin Netanyahu.

Venerdì 30 ottobre Jamie Raskin, esponente di rango democratico nella commissione Giustizia della Camera, ha chiesto a Kushner di astenersi dai negoziati su Medio Oriente e Ucraina e di consegnare un elenco completo dei conti e degli strumenti finanziari a cui ha avuto accesso mentre era al governo.

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