Nell'eurozona resta possibile un nuovo rialzo dei tassi da parte della Banca centrale europea, dopo gli aumenti di giugno e settembre che hanno portato al 2,50% il tasso sui depositi. Francoforte teme che il caro petrolio alimenti una nuova spirale inflazionistica e continua a ridurre il proprio portafoglio di titoli pubblici senza reinvestire quelli in scadenza.
Per l'Italia il quadro è più difficile: il Tesoro deve collocare titoli a medio-lungo termine per oltre 350 miliardi nel 2026. Se i tassi restano alti, nuove emissioni e rinnovi dei titoli in scadenza rendono più oneroso il servizio del debito, restringendo gli spazi della prossima Manovra.
Le stime degli operatori indicano che il ridimensionamento del portafoglio Bce potrebbe sottrarre circa 395 miliardi di domanda al mercato obbligazionario europeo nel 2026, proprio mentre i governi aumentano le emissioni. A pesare è anche la Federal Reserve, con un eventuale inasprimento della politica monetaria americana.
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